Invito all'ascolto

 

 

Introduzione

Perchè una cantante così incontestabilmente brava e versatile come Donna Summer ha dovuto faticare tanto per essere rispettata da parte della critica? Diciamo la verità: alcuni "intenditori" sono affetti da una curiosa forma di razzismo, forse senza rendersene conto. Più che vedere il valore effettivo della musica si preoccupano delle etichette e dei generi, prendendo puntualmente sul serio il rock bianco, i cantautori di sesso maschile, il jazz, e snobbando il resto. Disco music? Vade retro! Ma, ascoltando senza pregiudizi, non ci vuole molto a riconoscere che Donna è stata - ed è - la voce femminile perfetta e camaleontica. L'interprete più innovativa degli anni 70. Chi ancora oggi la considera un'artista di serie B non va preso troppo sul serio...

 

LADY OF THE NIGHT
(Oasis, 1974)

Pubblicato solo in alcuni paesi dell' Europa continentale, LADY OF THE NIGHT è il primo album di Donna ed anche il disco che andrebbe ascoltato da tutti quelli che pensano che sia diventata brava col tempo. In un'ambientazione di tipico pop, rock e folk (!) primi anni '70, Donna sfodera una maturità vocale che ha del sorprendente. E' il suo canto sicuro e appassionato a rendere interessante l'album, in ultima analisi, ma ci sono anche diversi episodi apprezzabili a livello compositivo. La title track, ad esempio, è il ritratto assolutamente delizioso e vitale di un'abile passeggiatrice parigina. BORN TO DIE è un orecchiabile rhythm & blues elettrico, insolitamente brioso visto il testo che parla di un'infanzia disperata. WOUNDED descrive con notevole gusto rock (e un arrangiamento che avrebbe fatto felice Elton John) la grintosa ribellione di una donna ferita in amore. LET'S WORK TOGETHER NOW richiama all'integrazione sociale e razziale in maniera un po' ingenua, ma certamente sentita.

 

LOVE TO LOVE YOU BABY
(Oasis, 1975)

Sembra una trasfigurazione, se ascoltato subito dopo il lavoro precedente. Messi da parte i curiosi panni di cantastorie mitteleuropea, ecco farsi avanti la figura di seduttrice sofisticata, vulnerabile e malinconica. La prima facciata è interamente occupata dai 16 scandalosi minuti della strepitosa sinfonia-disco di LOVE TO LOVE YOU BABY. Voce angelica, lamenti erotici e un giro di basso entrato nella storia: geniale. Nella seconda facciata, più varia, troviamo la sussurrata desolazione di FULL OF EMPTINESS, un primo timido passo nella disco elettronica (NEED A MAN BLUES) e un incantevole lento di ispirazione marina (WHISPERING WAVES) cantato in quel purissimo falsetto con cui molti identificano la Donna Summer prima maniera. Solo la dinamica ballata rhythm & blues PANDORA'S BOX ci riporta all'elettrizzante carica apprezzata negli episodi migliori di LADY OF THE NIGHT.

 

A LOVE TRILOGY
(Oasis, 1976)

Con questo album Giorgio Moroder comincia a mettere a fuoco quella compattezza sonora che caratterizzerà il Summer sound degli anni '70: ritmiche più accentuate e incessanti, uso massiccio ed avanguardistico di strumenti elettronici, aperture melodiche sorprendenti. Tutti elementi che si ritrovano nell'irresistibile suite composta da TRY ME, I KNOW e WE CAN MAKE IT (disco-music perfetta) e nella dolcissima WASTED. Ma una menzione speciale la merita COULD IT BE MAGIC, vibrante versione ballabile del classico di Barry Manilow, dove Donna dimostra senza esitazioni di essere già caposcuola. Per la cronaca, il buon Barry approvò incondizionatamente...

 

FOUR SEASONS OF LOVE
(Casablanca, 1976)

E' una storia d'amore raccontata in quattro atti: uno per ogni stagione dell'anno. Dalle dolcezze dell'incontro primaverile (SPRING AFFAIR) all'esplosione dei sensi in estate (SUMMER FEVER); dalle prime malinconie autunnali (AUTUMN CHANGES) all'abbandono, al ricordo - che è tutto quel che resta in inverno (WINTER MELODY). Quattro quadri sonori piuttosto diversi, stilisticamente, che coesistono egregiamente grazie alla voce di Donna (che è in gran forma, vedi gli acuti che si concede in SUMMER FEVER, e a tratti talmente perfetta da apparire glaciale). Registrato magnificamente negli studi MusicLand di Monaco, FOUR SEASONS OF LOVE contiene anche diversi interventi strumentali di notevole interesse, come gli assoli ai fiati di Dino Solera.

 

I REMEMBER YESTERDAY
(Casablanca, 1977)

Un capolavoro. Donna, Moroder e Bellotte continuano a proporre canzoni a tema, e questa volta si tratta di un omaggio verso la musica più rappresentativa dei tre decenni precedenti (dai ruggenti anni '40 all'innocenza degli anni '50, al suono dell'America giovane degli anni '60). La suite d'apertura, che incorpora la swingante title track, LOVE'S UNKIND e la Motowniana BACK IN LOVE AGAIN, è un gioiello sia per la bellezza delle melodie che per l'originalità degli arrangiamenti. Donna fornisce una prova vocale strepitosa (Diana Ross e le Supremes se lo sognavano di cantare così bene!) e continua a mettersi in luce anche nella seconda facciata, soprattutto nell'infuocata BLACK LADY e nella squisita ballata tradizionale CAN'T WE JUST SIT DOWN. Che dire, poi, di I FEEL LOVE, la porta dell'album spalancata verso il futuro? Incarna tutte le qualità della migliore disco music (è sensuale, energica, divertente da acoltare) e si avvale di un arrangiamento che ancora oggi suona come un'autentica lezione nell'arte di far musica moderna.

 

THE DEEP
(Casablanca, 1977)

All'inizio del '77 Donna è già abbastanza star per permettersi di lavorare con il grande maestro delle musiche da film John Barry. THE DEEP, giallo narco-acquatico interpretato da Nick Nolte e Jacqueline Bisset, si avvale di una suggestiva colonna sonora cui Donna partecipa con due versioni, una più danzabile l'altra più contemplativa, della stessa amabile e sensualissima canzone: DOWN DEEP INSIDE. Grazie a questa collaborazione Donna ottiene una candidatura al prestigioso Golden Globe.

 

ONCE UPON A TIME...
( Casablanca, 1977)

Difficile percorrere strade nuove dopo un album perfetto come I REMEMBER YESTERDAY. A livello musicale, infatti, in ONCE UPON A TIME sembra di assistere a variazioni ed ampliamenti di temi già esposti, ma la validità della proposta è tale da fare di questo doppio album un nuovo centro. In più ci sono dei testi molto belli che, per la prima volta dai tempi di LADY OF THE NIGHT, osano spingersi al di là del pianeta amore. Il fatto che ONCE UPON A TIME si basi su una rilettura della favola di Cenerentola non impedisce a Donna e Pete Bellotte di offrire un efficace spaccato di vita metropolitana non privo di ansie, inquietudini e desideri repressi. Vocalmente Donna si mantiene su un esile falsetto, pur con qualche gustoso crescendo nei finali, fino all'ultimo brano della seconda facciata (QUEEN FOR A NIGHT). Successivamente sembra liberarsi da ogni inibizione e ha la possibilità di mostrarsi nello splendore di tutto il feeling e la potenza di cui è capace. Pur non mancando di diverse punte molto alte (FAIRY TALE HIGH, SAY SOMETHING NICE, NOW I NEED YOU, A MAN LIKE YOU, RUMOUR HAS IT) ONCE UPON A TIME è uno di quei lavori che vanno gustati per intero per essere veramente apprezzati.

 

THANK GOD IT'S FRIDAY
(Casablanca, 1978)

E' la colonna sonora originale del famigerato film in cui Donna ha anche una particina e che contiene tre brani cantati da lei, più uno di cui è co-autrice (TAKE IT TO THE ZOO, affidato ai SUNSHINE). Il pezzo forte della raccolta è ovviamente LAST DANCE, con quell'introduzione lenta che comincia a pulsare e si scatena nel finale che diventerà per la Summer un vero e proprio marchio di fabbrica. La canzone in sè è piuttosto semplice ma ispirata, e permette a Donna di offrire una delle sue performance più memorabili - una di quelle che sembrano esplodere direttamente dal profondo del cuore, per intenderci. Gli altri due brani eseguiti da Donna sono WITH YOUR LOVE (un aggraziato R&B futurista) e un lungo, sontuoso rifacimento di JE T'AIME MOI NON PLUS, il classico di Serge Gainsbourg

Grammy award: miglior performance femminile rhythm & blues (Last dance). 

 

 

 

LIVE AND MORE
(Casablanca, 1978)

Registrato quasi completamente dal vivo all'Universal Amphitheatre di Los Angeles, è l'album che permette a Donna di sfondare definitivamente negli Stati Uniti, sull'onda del persuasivo successo di LAST DANCE. Ricreare in concerto le magie sonore delle produzioni Moroder/Bellotte sarebbe stato impossibile, ma l'orchestra è eccellente e piena di energia, e Donna ha la possibilità di mostrare una notevole versatilità di performer (brillando non solo nei grandi successi disco, ma anche in standard come THE MAN I LOVE e THE WAY WE WERE). La parte migliore dell'album, comunque, arriva con la conclusiva MAC ARTHUR PARK SUITE registrata in studio. Come era successo per I REMEMBER YESTERDAY, anche qui troviamo un medley di tre brani che si conclude con la ripetizione del primo. In questa occasione Donna si lancia in un tour de force virtuosistico dal forte impatto emotivo: la drammatica MAC ARTHUR PARK di Jimmy Webb e la solare HEAVEN KNOWS (cantata con Joe Esposito dei Brooklyn Dreams) restano dei vertici assoluti della sua produzione discografica.

Grammy nomination: miglior performance femminile pop (Mac Arthur Park).

 

BAD GIRLS
(Casablanca, 1979)

All'apice del successo commerciale, l'irrequieta Donna ritiene che sia giunto il momento di cambiare musica e, minacciando di tornare a cantare i gospel in chiesa, ottiene dai discografici la possibilità di accostarsi al mondo del rock. In realtà BAD GIRLS di rock and roll ne contiene poco, a parte HOT STUFF che apre le danze con una carica rivoluzionaria e dei suoni taglienti come lame di rasoio. In quasi tutto l'album, però, Donna sembra muoversi diversamente rispetto al passato. L'approccio vocale è più caldo, più rilassato. Le canzoni non rinunciano al fascino della formula "disco", ma si aprono a marcate influenze soul, funky e rhythm and blues (BAD GIRLS, WALK AWAY e OUR LOVE ne sono l'esempio migliore). Donna si mette in evidenza anche come autrice di musiche (DIM ALL THE LIGHTS, THERE WILL ALWAYS BE A YOU e MY BABY UNDERSTANDS) e trova il tempo per regalarci l'interpretazione da brividi di ALL THROUGH THE NIGHT. Davvero suggestivo, in chiusura, il giro in limousine per le strade di Los Angeles di SUNSET PEOPLE.

Grammy award: miglior performance femminile rock (Hot stuff). Grammy nominations: album dell'anno, miglior performance femminile pop (Bad Girls), miglior performance femminile rhythm & blues (Dim all the lights), miglior disco di disco music (Bad Girls).

 

ON THE RADIO/GREATEST HITS VOL. I & II
(Casablanca, 1979)

Prima antologia ufficiale della discografia di Donna, ON THE RADIO contiene i singoli di maggior successo nel mercato americano, tralasciando titoli importanti come COULD IT BE MAGIC e SPRING AFFAIR ma trovando stranamente lo spazio per una album track come OUR LOVE. La confezione sonora è particolarmente accattivante, dato che le canzoni sono tutte mixate fra di loro in modo da formare quasi un unico Donna Summer medley, ma il vero motivo di interesse è dato dalla presenza di due inediti: ON THE RADIO e NO MORE TEARS (ENOUGH IS ENOUGH). Giocoso e accorato il primo, aggressivo e pirotecnico il secondo, entrambi seguono la struttura della dolce ballata che si tramuta in scintillante disco-pop. Donna continua a regalare magie, tanto da non lasciarsi intimorire nemmeno dalla presenza del mostro sacro Barbra Streisand.

Grammy nomination: miglior performance femminile pop (On the radio).

 

THE WANDERER
(Geffen, 1980)

Primo frutto di un nuovo pluri miliardario contratto discografico, THE WANDERER è anche il disco con cui Donna prende seriamente le distanze dalla disco music, pur restando qua e là legata a certe soluzioni ritmiche. Staff produttivo e arrangiatori sono gli stessi di BAD GIRLS (a parte un paio di pezzi) ma il suono è più bianco, più pop-rock d'avanguardia. Donna mostra un'impressionante flessibilità vocale, passando dalle basse modulazioni Elvispresleyane della title track agli aerei slanci spiritual di GRAND ILLUSION, dagli spettacolari scatti ritmici di RUNNING FOR COVER alle spavalderie a pieni polmoni dell'irresistibile STOP ME o del disarmente pop-gospel di I BELIEVE IN JESUS. I testi ripercorrono l'avvincente e sofferto cammino esistenziale della Summer e contribuiscono a fare di THE WANDERER un lavoro decisamente maturo e coraggioso.

Grammy nominations: miglior performance femminile rock (Cold love), miglior performance di ispirazione religiosa (I believe in Jesus).

 

DONNA SUMMER
(Geffen, 1982)

Nel 1981 la notizia della separazione tra Donna e i fidi collaboratori Moroder e Bellotte fa il giro del mondo in un batter d'occhio. I tre hanno già consegnato un nuovo lavoro ai discografici, che però non ne hanno ritenuta opportuna la pubblicazione: da qui la clamorosa decisione di affidare la Summer ad un nuovo team produttivo, quello del maestro Quincy Jones. Intitolato con il semplice nome della titolare, questo album è tra i lavori di Donna maggiormente acclamati dalla critica, anche se a ben vedere non è del tutto privo di difetti. Jones propone il solito impasto di funky-soul tecnologico e una parata di session-men di lusso (Ndugu Chancler, Ernie Watts, e molti altri) ma senza lavorare intorno alla voce di Donna, che in alcuni casi sembra relegata in secondo piano. Ci sarebbe da ridire anche sulla qualità di alcune composizioni (LOVE IS IN CONTROL e HURTS JUST A LITTLE brillano per l'interpretazione di Donna, non certo di luce propria) ma per fortuna ci sono dei brani estranei alla corte creativa di Quincy Jones, come il magnifico rhythm & blues "africano" di STATE OF INDEPENDENCE (firmato Vangelis e Jon Anderson) o l'incalzante rock di PROTECTION (scritto da Bruce Springsteen) che risollevano magicamente le sorti del disco e il morale dell'ascoltatore. Fenomenali i vocalizzi nel conclusivo LUSH LIFE, il pezzo più jazzato della discografia di Donna.

Grammy nominations: miglior performance femminile rhythm & blues (Love is in control), miglior performance femminile rock (Protection).

 

SHE WORKS HARD FOR THE MONEY
(Mercury, 1983)

L'incontro con il noto musicista/arrangiatore/produttore Michael Omartian è, secondo Donna, "ispirato da Dio". Pur non volendo arrivare a tanto, bisogna ammettere che l'affiatamento che si riscontra fra i due per questo primo progetto in comune ha dello straordinario, se si considera che è stato raggiunto nel giro di qualche settimana. Summer e Omartian, infatti, condividono eclettismo, amore per i suoni elettronici, gusto per il ritmo, fede religiosa e firmano tutte le canzoni del disco insieme (a parte una che è tutta opera di Donna e un altro paio in cui intervengono Bruce Sudano o qualche session man). SHE WORKS HARD FOR THE MONEY è un ottimo esempio di intrattenimento pop. Inizia con il contagioso dance-rock da cui prende il titolo, per poi toccare campi raramente visitati da Donna in passato, come il torrido funky-rap di WOMAN o l'avvincente calipso di UNCONDITIONAL LOVE. Non manca lo spazio per un efficace duetto soul (LOVE HAS A MIND OF IT'S OWN) o per un seducente episodio di caldo pop elettronico (TOKYO). Ma il momento più coinvolgente a livello emotivo è il conclusivo DO BELIEVE I FELL IN LOVE, sapientemente sospeso tra tradizione e modernità. Ultima annotazione per i testi, di netta ispirazione religiosa e sociale, che permettono al puro rock & roll di HE'S A REBEL di far vincere a Donna un Grammy nella categoria migliore performance "inspirational".

Grammy award: miglior performance di ispirazione religiosa (He's a rebel). Grammy nomination: miglior performance femminile pop (She works hard for the money).

 

CATS WITHOUT CLAWS
(Geffen, 1984)

Nuovamente affiancata da Michael Omartian e da una ristretta ma eccellente rosa di musicisti, Donna continua a flirtare con il panorama pop-rock statunitense. Anticipato da una brillante riedizione di THERE GOES MY BABY (il classico dei Drifters di Ben E. King, interessante per il contrasto che si viene a creare tra i vocalizzi viscerali di Donna e la gelida cornice elettronica) CATS WITHOUT CLAWS purtroppo non possiede la stessa freschezza di SHE WORKS HARD FOR THE MONEY - e Omartian sembra anche esserne consapevole, visto che arriva spesso ad abusare degli adorati sintetizzatori Yamaha per supplire a momentanei vuoti di ispirazione. Momenti validi comunque non mancano, e sono concentrati tutti nella seconda facciata. OH BILLY PLEASE è un maestoso rock and roll futuristico cantato con grande partecipazione. EYES avanza più lento, in un clima fumoso ed inquietante. I'M FREE si distacca dal resto dell'album con il suo incedere caraibico, la grazia esultante nella voce di Donna. L'intenso finale per voce e tastiera (FORGIVE ME) è l'inevitabile lascia passare per le porte del Paradiso...

Grammy award: miglior performance di ispirazione religiosa (Forgive me).

 

ALL SYSTEMS GO
(Geffen, 1987)

Luci ed ombre per l'album più atteso della Summer negli anni '80. ALL SYSTEMS GO è un lavoro in cui Donna appare più che mai incerta sul cammino da intraprendere. Torna a lavorare con Harold Faltermeyer (arrangiatore di BAD GIRLS, ON THE RADIO e THE WANDERER) e contemporaneamente cerca di non perdere contatto con le ultime tendenze. Si avvicina a sofisticatissime atmosfere pop-jazz ma rimane imbrigliata, per gran parte della prima facciata dell'album, in scadenti ambientazioni techno-dance (BAD REPUTATION, LOVE SHOCK). La seconda parte del disco è spettacolare. FASCINATION e VOICES CRYING OUT contengono alcune delle melodie più belle che Donna abbia mai inciso. DINNER WITH GERSHWIN è uno spumeggiante capolavoro pop/R&B prodotto da Richard Perry che avrebbe reso felici le Pointer Sisters. Nel sontuoso soul/R&B conclusivo, THINKIN' BOUT MY BABY, Donna dimostra come avrebbe potuto dominare la scena smooth jazz e detronizzare Sade senza grandi difficoltà.

 

ANOTHER PLACE AND TIME
(Atlantic, 1988)

Passata la delusione critica e commerciale di ALL SYSTEMS GO, Donna, in evidente cerca di rilancio, si convince a prestare la voce alle alchimie ritmiche del famigerato trio britannico pop/dance Stock, Aitken & Waterman. Dopo meno di un mese di lavorazione arriva un album che sembra voler dire: "Ok, ci sono stati tempi e collaboratori migliori, ma cerchiamo di fare del nostro meglio". Il risultato è sorprendentemente buono. Difficile accettarlo completamente (a tratti il clima si fa troppo elementare e Donna, che pure firma tre pezzi, non appare molto coinvolta nel progetto) ma le canzoni valide non mancano: THIS TIME I KNOW IT'S FOR REAL e SENTIMENTAL possiedono una linea melodica vincente, THE ONLY ONE permette alla voce di Donna di spiegarsi su note bellissime, IN ANOTHER PLACE AND TIME è una squisita ballata cantata con impareggiabile classe, LOVE'S ABOUT TO CHANGE MY HEART lascia stupefatti per potenza drammatica. 

 

MISTAKEN IDENTITY
(Atlantic, 1991)

In copertina Donna vi sfoggia una chioma biondo platino, ma è l'album più nero della sua discografia. Prodotto, arrangiato, mixato e parzialmente suonato dal poliedrico Keith Diamond, MISTAKEN IDENTITY è un lavoro che sembra voler fare il punto della situazione della scena black americana e britannica, e infatti i riferimenti alle tendenze house e agli insegnamenti di Jazzie B (Soul II Soul) sono evidenti. L'approccio è certamente più serio e maturo rispetto al disco precedente, nel giusto tentativo di riagguantare una certa credibilità artistica. Donna si impegna al massimo. Lascia brillare la magnifica voce su ogni singolo brano, dal magnetico rhythm 'n' blues d'apertura (GET ETHNIC) alla scintillante new-age dance di CRY OF A WAKING HEART, fino all'emozionante pop-gospel conclusivo (LET THERE BE PEACE). Scrive i testi più forti e significativi della sua carriera, compreso uno struggente ringraziamento ai fans di lunga data (FRIENDS UNKNOWN) e un preciso attacco ai soprusi effettuati dalle forze dell'ordine (MISTAKEN IDENTITY). Sembrerebbe andare tutto bene, dunque, se paradossalmente non si sentisse la mancanza di un ritornello orecchiabile alla Stock, Aitken e Waterman...

 

THE DONNA SUMMER ANTHOLOGY
(Mercury, 1993)

E' l'antologia dei primati: è la prima raccolta di successi dai tempi di ON THE RADIO a vedere Donna impegnarsi in prima persona; è la prima a mettere insieme i successi Casablanca, Geffen, Mercury e Atlantic; è la prima a contenere degli estratti dall'inedito I'M A RAINBOW dell'81. Motivi per tenerla in alta considerazione, come si intuisce, non mancano. E si ascoltano fin dall'inizio, grazie alla versione originale di LOVE TO LOVE YOU BABY, le versioni edite su singolo di COULD IT BE MAGIC, SPRING AFFAIR e HEAVEN KNOWS (tutte per la prima volta su compact disc) o la rara versione promozionale di MAC ARTHUR PARK. Le sorprese continuano con la bella versione di NO MORE TEARS apparsa su etichetta Columbia, e l'inclusione di CARRY ON, facile ma ispirata "riconciliazione" con Giorgio Moroder, apparsa in precedenza solo in un progetto del musicista altoatesino. Ma i pezzi che stuzzicano maggiormente la curiosità sono certamente gli inediti. DON'T CRY FOR ME ARGENTINA un po' sfigura al confronto con le portentose versioni offerte da Donna in concerto fin dall'81, ma I'M A RAINBOW si piazza immediatamente fra le incisioni più significative della Summer e non si riesce veramente a capire come abbiano potuto lasciarla nel cassetto per tutti questi anni.

 

CHRISTMAS SPIRIT
(Mercury, 1994)

A dieci anni esatti dalla pubblicazione dell'ultimo disco realizzato insieme, Donna torna a lavorare con il buon Michael Omartian per tramutare in realtà il sogno (più volte rimandato) dell'album natalizio. E' un lavoro che incuriosisce perchè Donna ha già incluso brani di estrazione religiosa nei propri dischi, ma mentre in passato si è trattato di episodi isolati in un contesto pop, questa volta ha tutto lo spazio necessario per affrontare seriamente il discorso. E non si lascia cogliere impreparata. Accompagnata per la prima volta da una vera orchestra, Donna si accosta ad alcuni tra i più amati standard natalizi con rispetto e sicurezza, bilanciando egregiamente tecnica e passione come solo i grandi sanno fare. La sua lettura di THE CHRISTMAS SONG, in questo senso, è praticamente perfetta. Ma la grandezza di Donna viene fuori soprattutto quando il testo le consente di interpretare una parte, come accade nella malinconica I'LL BE HOME FOR CHRISTMAS o nella grandiosa LAMB OF GOD (di cui è anche autrice). Il momento più alto, comunque, rimane la cover di BREATH OF HEAVEN di Amy Grant, nobilitata da un'interpretazione talmente toccante ed evocativa da far impallidire l'originale.

 

ENDLESS SUMMER/GREATEST HITS
(Mercury, 1994)

Quasi una versione ridotta della DONNA SUMMER ANTHOLOGY, impreziosita dalla presenza di due notevoli canzoni nuove, MELODY OF LOVE e ANYWAY AT ALL, che in un certo senso riassumono quello che Donna è maggiormente capace di fare nel campo della musica pop: puntare al cuore di una canzone e portarla al suo massimo sviluppo emozionale, travolgente ritmo alla moda o ariosa ballata che sia.

 

I'M A RAINBOW
(Mercury, 1996)

Dopo aver acquisito i diritti di tutte le incisioni della Summer apparse originariamente su etichetta Geffen e Atlantic, la PolyGram americana si decide a portare finalmente alla luce I'M A RAINBOW, il leggendario album inedito di Donna Summer realizzato con Giorgio Moroder e Pete Bellotte nel 1981. Difficile dire cosa abbia portato i discografici a bocciare a suo tempo un lavoro più che riuscito come questo. Forse Geffen non voleva che Donna percorresse un cammino tutto suo, forse non voleva che smettesse di guardarsi indietro. I'M A RAINBOW, infatti, proseguendo lungo il percorso trcciato in THE WANDERER, rappresenta(va) un taglio netto con il passato, e sotto tutti i punti di vista. Niente disco music, ma un sano rhythm & blues vivacizzato da un uso sapiente e modernissimo dell'elettronica. Nessuna concessione ad atmosfere sensuali, ma ampio spazio al romanticismo e all'introspezione. Niente falsetto, ma una riscoperta delle tonalità vocali più calde da parte di Donna. Una noia mortale? Tutt'altro. Brani spumeggianti come I BELIEVE IN YOU (un nuovo duetto con Joe Esposito che sarebbe piaciuto a Roberta Flack e Donny Hathaway) o PEOPLE TALK (autentico precursore del FLASHDANCE sound) si alternano a pregevoli isole melodiche (YOU TO ME, la finissima title track, un'appassionata DON'T CRY FOR ME ARGENTINA - qui presente in una versione superiore a quella inclusa nell'ANTHOLOGY) passando per momenti più ambiziosi ma non per questo meno godibili (TO TURN THE STONE, I NEED TIME). L'unico problema è rappresentato dalla presenza di alcuni episodi minori, ma nell'era del compact disc è facile porvi rimedio.

 

DAYLIGHT
(Universal, 1996)

Per un film con Sylvester Stallone che è un trionfo di effetti speciali, una colonna sonora di stampo sinfonico straordinariamente ricca di spunti melodici. I titoli di coda sono affidati a WHENEVER THERE IS LOVE scritta da Bruce Roberts (ALL THROUGH THE NIGHT, NO MORE TEARS...) e cantata dall'autore insieme a una Donna Summer lanciata in un'esecuzione talmente stratosferica da rendere imperdibile una canzone altrimenti soltanto discreta - almeno per gli standard di Roberts.

 

CARRY ON
(InterHit, 1997)

Dura una cinquantina di minuti, ma è solo un maxi singolo contenente ben 9 versioni diverse (alcune anche un po' strambe) del pezzo con cui Donna è tornata brevemente a collaborare con Giorgio Moroder. Una toccata e fuga semplice ma eloquente: alla dorata voce di Donna basta poco per spiccare il volo...

Grammy award: miglior disco dance.

 

VH1 PRESENTS LIVE & MORE ENCORE!
(Epic, 1999)

Forse è vero che la vita comincia a 50 anni. Proprio quando molti cominciavano a pensare che la sua carriera discografica fosse finita, ecco che Donna firma un nuovo contratto con la Sony Music e, complice l'emittente televisiva americana VH1, sforna un album dal vivo (con inediti) talmente riuscito e avvincente da poter essere facilmente descritto come la scelta ideale con cui iniziare una collezione di suoi dischi. Per maggiori informazioni

Grammy nomination: miglior disco dance (I will go with you).

 

THE POWER OF ONE 
(Atlantic, 2000)

Ancora una volta le melodie più belle sembrano appartenere al mondo dei cartoni animati. Certo, il secondo lungometraggio dedicato ai Pokèmon non è un capolavoro della Disney, eppure la canzone che ne accompagna i titoli di coda ha tutte le carte in regola per diventare un evergreen. Prodotta con maestrìa da David Foster, THE POWER OF ONE è una suggestiva ballata che inizia a scorrere dolcemente come un ruscello per poi trascinare con la forza di un fiume in piena. L'interpretazione di Donna è di quelle che lasciano il segno. Nel cuore. Particolarmente significativo anche il testo.

 

CHILD OF THE PROMISE
(Sparrow Records, 2000)

Quando si dice ritorno alle origini! Dopo aver trascorso 30 anni a misurarsi con tutto quanto può essere considerato "pop" in senso lato, Donna torna a cimentarsi con la commedia musicale - di ispirazione religiosa, per giunta. L'occasione le viene offerta da CHILD OF THE PROMISE, un nuovo lavoro che può essere considerato a tutti gli effetti un riuscito preambolo di JESUS CHRIST SUPERSTAR. Ideatore, autore e produttore del progetto è Michael Omartian, dunque non c'è da stupirsi se le due canzoni affidate a Donna siano state scritte appositamente per lei. In CHILD OF THE PROMISE Donna presta la voce a Elisabetta (l'anziana madre di Giovanni Battista) ed è interessante notare come la Nostra canti in una chiave più bassa del solito, proprio in virtù della maturità richiesta dal ruolo. Se non si tratta del pezzo più commovente mai inciso dalla Summer, WHEN THE DREAM NEVER DIES si trova sicuramente tra i primi cinque.

 

SONGS FROM THE NEIGHBORHOOD
THE MUSIC OF MISTER ROGERS
(Songs From The Neighborhood, 2005)

All'album dedicato alle canzoni di Mister Rogers (leggendario autore e presentatore di programmi per bambini) prendono parte bei nomi del panorama muisicale americano, come Roberta Flack, Jon Secada, Crystal Gayle, B. J. Thomas. Donna ci regala una deliziosa versione pop/r&b di ARE YOU BRAVE?, ma tutto il CD colpisce per il calore dell'atmosfera, l'alto livello della produzione, la varietà degli arrangiamenti.

Grammy award: miglior album di canzoni per bambini.

 

CRAYONS
(Burgundy/Sony BMG, 2008)

Alle porte dell'estate del 2008 Donna è di nuovo tra noi, con una grinta, una classe ed una freschezza davvero sbalorditive. Il CD della rinascita si intitola CRAYONS ("mative colorate") e potrebbe essere descritto come un inno all'importanza e alla ricchezza della varietà - un concetto che per Donna è stato sempre importante. Ogni canzone dell'album corrisponde ad un colore (e ad un genere musicale) differente. Un'impresa ardua per qualsiasi cantante, ma non per la fuoriclasse che conosciamo: l'eccezionale flessibilità della sua voce le permette di affrontare con la massima disinvoltura il pop, la dance, il rock, l'R&B, il funky, il samba e le ballate melodiche. Un autentico arcobaleno sonoro che solo una vera regina della musica poteva rendere tanto brillante e coinvolgente. Tra le canzoni di CRAYONS si segnalano I'M A FIRE, STAMP YOUR FEET, FAME (THE GAME), SAND ON MY FEET, SLIDE OVER BACKWARDS, BE MYSELF AGAIN e BRING DOWN THE REIGN. Notevole anche IT'S ONLY LOVE, la bonus track presente nell'edizione per il mercato europeo.

 

 

 

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